Position paper Coalizione Clima

L’Italia ratifichi l’Accordo di Parigi entro 10 giorni. Poi Strategia e Piani di decarbonizzazione informino tutte le politiche economiche, energetiche e industriali

 

La COP21 del dicembre 2015 ha visto l’adozione dell’accordo di Parigi sul cambiamento climatico. L’UE e i suoi Stati membri hanno ufficialmente firmato l’accordo il 22 aprile 2016. Ora i passi da fare sono almeno due:

1) La ratifica dell’accordo di Parigi;

2) l’allineamento di tutte le politiche comunitarie riguardanti clima ed energia con l’accordo di Parigi.

Attualmente l’Accordo di Parigi è stato ratificato da 61 Paesi che rappresentano il 47,79% delle emissioni. Mentre il numero dei Paesi necessari per l’entrata in vigore (55) è stato dunque superato, manca ancora  la ratifica di Paesi che rappresentino un ulteriore 7% delle emissioni di gas serra. Dal momento che l’Unione Europea rappresenta il 12%, con la ratifica UE l’Accordo di Parigi potrebbe entrare in vigore (30 giorni dopo che le condizioni per l’entrata in vigore si siano determinate).  La ratifica è un indispensabile atto di serietà che consentirebbe alla Conferenza ONU sul Clima di Marrakech, in programma dal 7 al 18 novembre, di mettersi a lavorare davvero per l’attuazione del trattato.

La Coalizione Clima Italiana ritiene dannoso per l’autorevolezza e l’attendibilità dell’Unione Europea il fatto che arrivi tardi nelle ratifiche per consentire all’Accordo di Parigi di diventare operativo. Alcuni Paesi UE hanno già ratificato (Francia, Ungheria, Austria, Slovacchia), altri hanno dei tempi parlamentari già fissati (Germania la prossima settimana) ma per consentire la ratifica comunitaria già decisa dai leader nel vertice di Bratislava, occorre che anche gli altri Paesi si affrettino a farlo. Tra questi è doveroso che l’Italia, per peso e come paese fondatore dell’Unione, si affretti a ratificare. Dopo l’annuncio del Presidente del Consiglio e del Ministro dell’Ambiente, dunque, la Coalizione Clima italiana chiede l’immediata presentazione del Disegno di legge di ratifica e una corsia preferenziale in Parlamento perché venga approvato a inizio ottobre e prima dell’avvio della sessione di bilancio.   

Ulteriori ritardi dell’Unione Europea paleserebbero una situazione di immobilismo e minerebbero la credibilità della visione che la UE ha affermato negli ultimi 10 anni.

Al contrario, una rapida ratifica fornirà fiducia agli investitori e ai cittadini europei sul fatto che la UE  è impegnata a continuare l’azione per il clima, fornendo un chiaro segnale alla comunità internazionale. Tutto questo sarà fondamentale per il successo degli  sforzi per limitare l’aumento della temperatura media globale a 1,5 °C.

Inoltre solo gli Stati  che avranno ratificato l’accordo di Parigi, al momento che entrerà in vigore, potranno partecipare e votare nella riunione delle parti contraenti dell’accordo (CMA) in cui si decidono le questioni inerenti la procedura e l’attuazione dell’accordo.

L’Italia deve dotarsi di una strategia e di piani di decarbonizzazione, e in questo contesto dotarsi anche di una nuova  Strategia Energetica Nazionale. Il Governo ha più volte annunciato provvedimenti in tal senso (Green Act) ma ora questo atto di indirizzo è diventato assolutamente necessario e deve informare tutte le politiche, a cominciare da quelle economiche, energetiche e industriali. In questo quadro, anche il Piano Nazionale Industriale 4.0 e la legge di bilancio 2017 sono due grandi occasioni da non perdere per accelerare la decarbonizzazione dell’economia, anche per sopperire allo stop alla crescita e agli investimenti subito dalle energie rinnovabili in seguito ai provvedimenti sbagliati assunti negli ultimi anni.  Occorre attrezzare il Paese alla nuova rivoluzione industriale in atto, integrando economia digitale ed economia “verde”/decarbonizzata, nonché considerare gli aspetti sociale e la necessità di individuare un  diverso modo di produrre e consumare.

Agire come se il riscaldamento climatico non avesse pesanti impatti sul nostro Paese è da irresponsabili. Segnali come il record di temperature del 2015, il fatto che dal febbraio 2015 all’agosto 2016 si siano avuti 14 dei 15 mesi più caldi mai registrati,  i ritmi di scioglimento della calotta artica così come della Groenlandia (come dei ghiacciai a noi vicini) devono preoccupare e spingere ad accelerare l’azione. In tal senso, la UE deve recuperare il ruolo di leadership che ha del tutto perso in questo frangente, preparandosi per tempo al confronto sulla in-adeguatezza degli INDC (obiettivi dei singoli paesi o gruppi) che, finora, porterebbero il mondo ben oltre i 2°C di aumento medio della temperatura globale: nel 2018 tali obiettivi vanno rivisti radicalmente e adeguati all’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. L’Italia deve fare la sua parte in modo ambizioso.

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