Agricoltura e clima: il report del seminario interno

Agricoltura e clima: seminario interno della Coalizione clima

 

Il 21 marzo e il 20 aprile si sono tenuti a Roma, presso la sede della CIA- Agricoltori Italiani, due momenti di approfondimento della Coalizione Clima sul rapporto tra Agricoltura e clima.
Un rapporto complesso, come hanno illustrato i ricercatori del CREA, in cui l’agricoltura è contemporaneamente vittima dei cambiamenti climatici ma anche artefice.

Le emissioni del comparto agricolo italiano, infatti, incidono per il 7%, sul totale delle emissioni nazionali, come ha spiegato il dott. Giacomo Pirlo del Centro di ricerca Zootecnia e Acquacoltura – CREA- ZA. I gas emessi dall’agricoltura e che entrano nelle valutazioni IPCC sono fondamentalmente, il protossido di azoto ed il metano, che valgono, in termini di global warming, rispettivamente 296 e 25 volte l’anidride carbonica che è il gas di riferimento.

seminarioLe emissione dei due gas, in agricoltura, sono attribuibili alle fermentazioni enteriche, alla gestione delle deiezioni, alle coltivazioni del riso, alla gestione dei suoli agricoli, all’incenerimento delle stoppie e alla distribuzione di urea e fertilizzanti azotati.
L’allevamento zootecnico è responsabile di ben il 64,8% delle emissioni agricole complessive. Per questo motivo nel seminario si è dunque approfondito il tema degli impatti della zootecnia, spesso sotto accusa per il riscaldamento globale. Nel contesto, sono stati analizzati i diversi indici presi spesso a riferimento dalla letteratura e ne sono stati rilevati pregi e limiti.
In particolare è stato evidenziato come negli ultimi 30 anni, il miglioramento genetico e quello delle tecniche dell’allevamento, abbiano consentito una maggiore efficienza dell’allevamento. Questo, unitamente ad una diminuzione del numero di capi, ha contribuito a ridurre notevolmente le emissioni di CO2. Altre tecniche sperimentate con successo dai ricercatori, nell’ambito del progetto LIFE BEEF CARBON, consentono di migliorare ulteriormente l’impatto delle produzioni animali sul clima, tramite: l’assorbimento del carbonio, la valorizzazione dei foraggi aziendali, il razionale uso delle deiezioni, la produzione di biogas.

Secondo il professor Pirlo, diversamente da quanto si pensa, gli allevatori italiani hanno preso coscienza da tempo del problemi ambientali e climatici e sono attivamente coinvolti per migliorare continuamente le performances ambientali e climatiche degli allevamenti.
La dottoressa Roberta Farina del Centro di ricerca per l’agricoltura e ambiente – CREA-AA ha poi illustrato gli elementi caratterizzanti il ciclo del carbonio nel suolo, mettendo in evidenza come alcune pratiche colturali siano in grado di aumentare la sostanza organica nel terreno e contemporaneamente permettere lo stoccaggio di grandi quantità di CO2. L’agricoltura, infatti, oltre alle sue funzioni primarie legate alla produzione del cibo e di altri importanti servizi, è l’unico settore in grado di assorbire CO2 dall’atmosfera attraverso la fotosintesi e dalla biomassa vegetale al suolo, fornendo un contributo importante per il benessere pubblico, relativamente al suo ruolo nella mitigazione climatica. Tra le pratiche sperimentate in diverse zone d’Italia che consentono i migliori risultati abbiamo: le tecniche di agricoltura conservativa, la copertura del terreno con “cover crops” e il miglioramento della gestione dell’irrigazione. Anche il biologico fornisce indici di miglioramento del suolo interessanti e va attentamente valutato in rapporto ai benefici apportati al suolo ed alla sua fertilità/biodiversità.

Molto ancora da fare ma va anche sottolineato che negli ultimi anni, complici le politiche dedicate, l’agricoltura italiana ha già ridotto le proprie emissioni del 15,5%, come ha riportato la ricercatrice.
Anche il ciclo dell’azoto del suolo può essere oggetto di interventi di miglioramento, intervenendo nei processi alterni di nitrificazione e denitrificazione, come ha spiegato la dottoressa Chiara Piccini del Centro di ricerca per l’agricoltura e ambiente – CREA-AA. In termini di incidenza positiva nel ciclo dell’azoto sono rilevanti: le colture praticate (ogni specie condiziona il rilascio di azoto in maniera diversa); la fertilizzazione azotata, che influisce sulle quantità di fertilizzante a seconda delle dosi, della tipologia di fertilizzante impiegato e delle modalità di distribuzione nello spazio e nel tempo; le lavorazioni del suolo, che condizionano la struttura dello stesso e influiscono sul rilascio dell’azoto contenuto, e le tecniche irrigue (l’acqua incide sul rilascio di azoto in atmosfera sia se in eccesso sia se carente).
Un analisi delle politiche agricole dedicate al clima, infine, è stata presentata dalla dottoressa Antonella Pontrandolfi del Centro di Politiche e Bioeconomia (CPB).

Diverse azioni sono già state già introdotte nelle politiche agricole per contrastare i cambiamenti climatici già a partire dal 2003, e oggi gli obiettivi di riduzione delle emissioni del settore stanno divenendo sempre più ambiziosi, tanto che nella riforma della PAC 2014-2020 abbiamo già strumenti in questo senso (il pagamento verde nel primo pilastro e, per il secondo pilastro, misure ed obiettivi specifici sui cambiamenti climatici. Nell’attuale programmazione dello Sviluppo rurale, il 30% delle risorse è destinata gli obiettivi ambientali, per un importo stanziato pari a 4,45 miliardi di €.
A fronte di un impegno così importante, tuttavia, l’analisi presentata dalla dott.ssa Pontrandolfi evidenzia, almeno allo stato delle conoscenze attuale, una preoccupante carenza di misure destinate all’adattamento climatico. Secondo la dott.ssa, le politiche agricole per il clima stanno facendo la loro parte, ma la mitigazione non incide significativamente sulle emissioni totali (anche perché le emissioni del settore valgono solo il 7% rispetto ad altri settori). Le valutazioni scientifiche mostrano, dunque, una sproporzione tra obiettivi di riduzione delle emissioni agricole e gli effettivi impatti del settore agricolo in termini di cambiamenti climatici (almeno in Italia). E’ evidente, inoltre, una separazione tra politiche di mitigazione e di adattamento che va colmata proprio in ragione della grande vulnerabilità del settore agricolo rispetto al cambiamento del clima in atto.

I ricercatori hanno evidenziato, inoltre, nel rapporto tra agricoltura e il clima, vista la grande interdipendenza dei numerosi processi chimici, fisici e biologici che intervengono, non ci sono risposte e soluzioni valide per ogni situazione ed ogni caso va valutato ed affrontato in modo specifico (soluzioni calate a livello di territorio e di specificità aziendale). Molto, dunque resta da fare sul fronte della ricerca, ma anche della consulenza, della cooperazione e sul miglioramento delle misure dello sviluppo rurale, visto che quest’ultime, sul fronte dei cambiamenti climatici, non hanno ancora inciso sufficientemente, dimostrando, tra l’altro, un approccio poco innovativo rispetto alle conoscenze tecniche disponibili.
Il successivo dibattito, non esaustivo, ha sottolineato anche punti di vista diversi su alcune grandi questioni, come la necessità di ridurre il dispendio energetico, l’inquinamento e i problemi legati, al consumo di carne.

A questo proposito, è stata espressa preoccupazione rispetto alla crescita esponenziale dei consumi, in particolare nei paesi in via di sviluppo, che possono diventare insostenibili. Per questo c’è la necessità di un cambio nei modelli di produzione e di consumo, sui quali c’è bisogno di condividere e fare sensibilizzazione, anche in Europa, dove i consumi non aumentano.

Dopo questi incontri seminariali, la coalizione ha l’opportunità di affrontare questioni sulle quali c’è la più ampia convergenza, a cominciare da quella dell’autoproduzione e dell’autoconsumo di energia, da rendere operativa anche nei settori e nelle aziende agricole; oltre che sulla gestione dei Piani di Sviluppo Rurali (PSR), che possono offrire grandi opportunità per politiche coerenti di mitigazione e adattamento.
Su tutto questo ci si è dati appuntamento per ulteriori approfondimenti.

(Le slide delle presentazioni sono disponibili sul sito http://coalizioneclima.it/ )

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